Il Jālandhara Bandha, o chiusura del collo, ha nei testi classici dello Hatha Yoga una funzione simbolica precisa: sigillare la gola per impedire che il “nettare dell’immortalità” (amṛta), descritto come proveniente dalla sommità del capo, si disperda nel “fuoco” dell’ombelico. Secondo le antiche tradizioni descritte nel Dattātreyayogaśāstra, questa tecnica è tradizionalmente associata al lavoro sulla vitalità e sulla stabilità interiore, permettendo allo yogi di sostenere l’energia nei centri superiori.
L’alchimia simbolica del nettare e del fuoco
Nella fisiologia yogica tradizionale, si insegna che esista un serbatoio energetico simbolico situato nel “loto dai mille petali” all’interno del cranio. Da qui, una sostanza sottile chiamata amṛta è descritta come gocciolante verso il basso. Nel corpo di una persona comune, questo nettare simbolico scende fino alla regione dell’ombelico, dove risiede il fuoco digestivo (agni), che lo “consuma”. Questo processo è tradizionalmente associato al passare del tempo. Il Jālandhara Bandha viene descritto come una sorta di diga energetica: contraendo la gola e premendo il mento verso il petto, lo yogi lavora simbolicamente per trattenere questa energia nei centri superiori.
Meccanismo tecnico secondo la tradizione
L’applicazione di questa chiusura non è vista solo come simbolica dai testi, ma tradizionalmente associata anche a effetti percepiti. Sigillando la gola, si ritiene che si lavori sui canali energetici Iḍā e Piṅgalā, accompagnando il respiro verso il canale centrale, la Suṣumnā. Secondo i testi antichi, la pratica costante del Jālandhara Bandha è tradizionalmente associata a un maggiore senso di calma e stabilità. Diverse tradizioni, incluse quelle più recenti, concordano sul fatto che questa chiusura sostenga anche una maggiore sicurezza durante le ritenzioni del respiro più intense.
Un simbolismo di vitalità, non una promessa letterale
Alcuni testi affermano che chi padroneggia questa tecnica possa “ingannare la morte”. Queste espressioni vanno intese esclusivamente nel loro valore mistico e simbolico, come metafora di una condizione di resilienza interiore, e non come una promessa letterale di risultati fisici. Nella tradizione del Vivekamārtaṇḍa si afferma che il Jālandhara Bandha sia tradizionalmente associato a un senso di leggerezza nella zona della gola e del viso. È bene ricordare che si tratta di un insegnamento simbolico tramandato dai testi antichi, non di un’indicazione medica: per qualsiasi disturbo specifico a gola, tiroide o pelle resta sempre necessario il parere di un professionista sanitario.
Come si pratica in sicurezza
Per sperimentare questa tecnica secondo la tradizione, ricordando che la colonna vertebrale deve sempre rimanere ben dritta:
- Siedi con dignità: trova una posizione meditativa stabile (come il Loto o la Posizione Facile).
- Solleva il petto: allunga bene la colonna verso l’alto.
- Il movimento del collo: senza inclinare la testa troppo in avanti, ritrai il mento orizzontalmente verso la gola, come per creare un doppio mento.
- La chiusura: abbassa leggermente il mento verso l’incavo tra le clavicole e stringi i muscoli della gola in modo fermo ma non forzato — se avverti dolore, allenta subito.
Si consiglia tradizionalmente di praticare questa chiusura durante le fasi di ritenzione del respiro e durante il canto dei mantra.
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